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8 Gennaio 2026

2026:  ritrovare la serenità. L’augurio del ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce per il nuovo anno


Non è facile guardare al futuro quando il mondo è scosso da venti di guerra e le bandiere di un soffuso malessere sventolano sui tetti delle nostre case.  L’anno che è chiuso si è svolto all’insegna delle difficoltà, della paura e delle incertezze.  La parola “Pace” pronunciata senza grandi risultati dai religiosi e dai potenti, sembra aver perso il suo pregnante significato, lasciando il passo alla “sfiducia”.

Anche il termine “Speranza” ha perso lo smalto dell’ottimismo perché si profila come un blando antidoto allo sconforto. Viviamo in un’epoca di degenerazione e siamo disorientati: diventa quindi più facile nascondere i nostri tormenti esistenziali privilegiando l’apparire a svantaggio dell’essere e ci abbandoniamo al consumismo.

Il consumare, talvolta anche oltre i limiti delle nostre possibilità, ci gratifica e ci stordisce. Cerchiamo la illusoria felicità delle emozioni forti e abbiamo perso di vista la semplicità. Le festività che accompagnano in questi giorni il rito del passaggio tra il vecchio e il nuovo anno potrebbero essere una buona occasione per riflettere costruttivamente sul nostro futuro e vorrei augurare a tutti di ritrovare la serenità.

“Serenità” vuol dire assenza di turbamenti, tranquillità, e forse è proprio questo di cui abbiamo bisogno per attraversare le difficoltà della vita odierna. Quella serenità che nasce dall’armonia in famiglia e dalla pace interiore. Quella serenità che ci riporta alla tradizione popolare e alla purezza dello spirito. Quella serenità, perduta da tempo, che si sentiva, palpabile, nei pranzi di famiglia e nelle cene di veglia, e che oggi rivive solo nel ricordo dei vecchi.

Sono immagini ormai stereotipate, cancellate dal progresso.

Cosa ne sanno i nostri figli del ripieno degli agnolotti che i bambini golosamente assaggiavano di nascosto dalla nonna, mentre si offrivano di aiutarla in cucina? Perfino il mio gatto non mangia più gli avanzi del pollo ma vive di crocchette.

Dobbiamo prendere atto che anche le tradizioni cambiano, ma in questo contesto di grandi e improvvisi sconvolgimenti, ciascuno deve salvaguardare la propria dignità di essere umano. E lo possiamo fare solo se abbiamo la mente limpida e orientata al bene nostro e degli altri. Solo se viviamo in armonia con il mondo, senza ferire nessuno.

Essere sereni vuol dire essere contenti di ciò che siamo e di come viviamo, evitando i pensieri, le parole e le azioni che sminuiscono chi le compie e danneggiano le persone e le cose che ci circondano.

A giudicare dalle cronache, oggi la vita sembra facile solo per chi è arrogante, prepotente e corrotto, ma un antico testo di saggezza che da secoli accompagna il cammino dei praticanti buddhisti, il Dhammapada, dice che come il ferro è corroso dalla propria ruggine, colui che compie il male è corroso dal suo stesso agire.

Nel 2026 diventerà  necessario rivedere il nostro modo di vivere. Dovremmo guardarci dentro senza cercare altrove le ragioni del nostro disagio, ed essere responsabili dei nostri comportamenti.

È il momento di tirar fuori il nostro orgoglio e il nostro talento. Dovremo portare a compimento quanto abbiamo già pensato di fare durante il 2025, quando abbiamo realizzato di essere schiavi di tanti compromessi e ci siamo detti che è ora di voltare pagina su molte situazioni.

Se vogliamo dirla tutta, il 2025  è stato un anno di vera consapevolezza: la consapevolezza che ci siamo stufati e ne abbiamo abbastanza delle mezze misure. Toccherà all’anno appena iniziato traghettarci verso un nuovo modo di vivere e il punto di partenza sarà proprio il progetto di lasciare andare verso una opportuna conclusione ciò che ci genera disagio e insoddisfazione nel quotidiano, nei rapporti sociali, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali che ci esauriscono e non reggiamo più.

Sarà dunque un cambiamento strettamente individuale, che avverrà all’interno di condizioni globali sulle quali non possiamo minimamente incidere, anche se le vicende alla ribalta delle cronache degli ultimi 10 anni ci potrebbero dire molto sulla fragile condizione umana: le discordie tra nazioni, le calamità naturali, i virus, gli scandali: tutte cose che conosciamo già e che  se si ripresenteranno sappiamo per esperienza che dobbiamo riservare una attenzione compassionevole verso chi ne sarà colpito.

Ma sarà necessario fondamentalmente lavorare su noi stessi, per trovare la forza di affrontare un futuro che ci inquieta, soprattutto per la velocità con cui le cose si verificano, come i nostri cari che si ammalano o l’intelligenza artificiale, entrata di soppiatto nella nostra realtà esistenziale e destinata a delineare uno scenario fantascientifico che pensavamo fosse solo frutto di immaginazione  letteraria e invece è già presente nella nostra mente, nelle nostre case, nel mondo che ci circonda.

Sul cui peso oggi tutti ci interroghiamo, ma forse è già tardi.

E questo succede anche dentro di noi: ci lasciamo prendere con leggerezza da fattori che poi ci creano dipendenza, ci imprigionano, e non abbiamo più la forza di uscire da trappole che possono durare anni. Il 2026 segna il momento della chiarezza interiore: abbiamo indugiato troppo, siamo stati lenti e indecisi nel processo di liberazione e tutto dentro a noi ci dice che è ora di cambiare.

Avremo molte circostanze favorevoli per poterlo fare in piena consapevolezza, superando prove anche difficili, ma è ora di metterci in marcia puntando all’essenziale. Per questo il messaggio 2026 è il seguente:

Proteggi ciò che davvero merita e molla le zavorre

Auguro a tutti di trovare il coraggio, la determinazione e lo sforzo necessari per eliminare le zavorre egoistiche che impediscono di vivere la libertà. E di rinfocolare quel calore umano che si sta affievolendo, rendendoci più vulnerabili nella vita e negli affetti. Possa ognuno di noi ritrovare la Via della serenità e possano i positivi frutti di questa serenità andare a beneficio di tutti gli esseri.

Lama Paljin Tulku Rinpoce



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