Nella tradizione buddhista tibetana, la rappresentazione, mediante il disegno e la pittura degli elementi iconografici e delle divinità dell’arte sacra, è un meraviglioso mezzo per potenziare la pratica contemplativa e meditativa.
Dedicarsi a questa disciplina comporta un ampio accumulo di meriti e una grande energia purificatrice, che va a vantaggio sia dell’artista sia di chi usufruisce delle sue opere. Il rigoroso rispetto dei canoni estetici, la pazienza, la concentrazione, la perseveranza e in qualche modo, la transitoria immedesimazione dell’esecutore nel soggetto rappresentato, costituiscono elementi fondanti.

La disposizione nello spazio delle forme, i colori impiegati, i rapporti matematici che generano le composizioni, sono stabiliti in base ad antiche regole non modificabili, di cui l’artista acquista consapevolezza attraverso la guida sapiente e graduale dell’insegnante.


